E se così non fosse?

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« Solo un cambiamento dell’atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l’individuo » diceva Carl Gustav Jung, psichiatra e psicoterapeuta svizzero.

Cambiamento. Sinonimo di progresso, evoluzione, sviluppo e miglioramento. Ma è davvero quello che è successo? Guardiamoci intorno. Non occorre uno scienziato per comprendere che sì, vi è un cambiamento in atto, che più che essere sinonimo di miglioramento, è distruzione. E’ vergogna, umiliazione. E’ tempesta che non lascia nulla dietro di sé, se non macerie. E’ una battaglia che l’uomo fa contro se stesso per salvare il salvabile. E’ un ribaltamento delle forze in gioco, anche se gioco non è.

Non è necessario spingersi in Groenlandia per notare che gli equilibri su cui si basano le nostre stesse esistenze sono cambiati. E cambieremo anche noi con essi, se non lo abbiamo già fatto. Apriamo le nostre finestre. E’ estate. Fa caldo, un po’ più caldo del solito. Molto più afoso dell’anno scorso. Tempeste e grandine che ci travolgono in pieno giorno e dopo cui torna il sole, come se nulla fosse. Qualcuno dirà: “Ma si, ormai, non esistono più le stagioni, è normale”. Normale? Normale non esiste. O se esistesse, non sarebbe la grandine del 12 agosto.

Ma andiamo oltre. Fingiamo anche di accettare questa teoria del “normale” che vuole completamente sottovalutare l’emergenza ambientale di scala globale. Usciamo dalla porta di casa. Siamo in Italia, ok? Non sto parlando dell’Islanda, dove è stata celebrata con tanto di targa commemorativa la scomparsa del ghiacciaio Okjokull che per 700 anni ha rappresentato un’importante riserva d’acqua. Non sto parlando nemmeno della destituzione di Ricardo Galvao, rimosso dall’Inpe, l’istituto nazionale di ricerche spaziali, per aver mostrato il drammatico aumento del disboscamento in Amazzonia e per questo, accusato dal presidente d’estrema destra di mentire e di gravare sull’immagine del Paese. Qualcosa da nascondere forse?

No. Non parlo di questo e molto altro. Penso alle api. Sì, esatto. Quegli insetti che ti infastidiscono tanto, ma di cui ami tanto il miele. Tra qualche anno il miele sarà solo un dolce ricordo. L’estinzione si sta portando via anche loro. Ma se sapeste che circa il 75 % dell’impollinazione dipende proprio da loro? E che sono il terzo animale da reddito più importante nel mondo? E che da loro non dipende solo la produzione di miele ma anche quella della frutta e di alcuni tipi di verdura? Se sapeste tutto questo, fareste qualcosa?

O se preferite, pensate al rapido aumento di morti premature che dal 2013 mantiene l’Italia ai vertici delle classifiche mondiali. La causa? Inquinamento, aumento delle temperature e maggiore esposizione a polveri sottili, ozono e diossido di azoto.

Forse è vero, questi dati possono non preoccupare, possono non apparire così allarmanti. Ciò che spaventa è vedere l’uomo che, di fronte a tutto questo, preferisce chiudere gli occhi e continuare a vivere nell’illusione del mondo che era ma che non è più.

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