Quando tutto è nelle nostre mani

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Tutto è relazione. Tutto è connesso.

Siamo individui, e proprio alla base del significato stesso del termine, interagiamo costantemente con l’ambiente circostante. Individuo è, per definizione, “Ente singolo rispetto alla categoria di appartenenza: gli i. di una specie”. Tuttavia, esso è anche “Persona umana considerata nella sua singolarità: il bene dell’individuo e quello della comunità”. Non c’è individuo senza comunità e non esiste comunità senza individuo.

In questo labirinto di interrelazioni, i cambiamenti della società contemporanea non sono stati d’aiuto, conducendo ad un radicale mutamento dell’individuo stesso. Accelerazione, simultaneità, diffusione, accessibilità, in contrasto al fenomeno della decelerazione e della lentezza.

Ma come è avvenuto tutto questo? E come ne ha risposto l’uomo, ma soprattutto l’ambiente, succube di queste rivoluzioni?

E’ ormai evidente come, nella vita di tutti i giorni, la velocità abbia influenzato e invaso completamente la nostra esistenza. Dai più comuni mezzi di comunicazione e social network ai mezzi di trasporto ad alta velocità, anche il nostro stile di vita ha inevitabilmente assunto le medesime sembianze. Non ci curiamo di nulla, tutto scorre in fretta. Paradossalmente si è cercato di velocizzare il movimento e la comunicazione globale e si è finiti con l’annullarla. La smania di simultaneità ci è scappata di mano, se così si può dire, a tal punto di interrompere ogni forma di comunicazione proprio a causa dell’invasione da essa perpetuata. Siamo indotti a comunicare costantemente, ma senza farlo realmente. Messaggi, chiamate, mail, videochiamate, social. Tutto è a portata di mano, ma a chi piace tutto questo?

Parliamo, siamo in contatto, ma nel mondo del digitale e della comunicazione a portata di click, abbiamo disimparato a esprimerci. Siamo spinti a farlo costantemente, ma non ne siamo in grado.

Ed ecco che, in tutta questa frenesia, veniamo bombardati da migliaia di informazioni, immagini, news, di cui non sappiamo nemmeno riconoscerne l’autenticità. È sufficiente aprire internet e leggere notizie quali: “Ecco cosa si nasconde dietro la paladina dell’ambiente Greta Thunberg..” o ancora “La NASA afferma che i cambiamenti climatici sono determinati dallo spostamento dell’orbita terrestre e non dall’azione dell’uomo”. E qui, inevitabilmente, si cade nel baratro. Nell’era del tutto ora e subito, non siamo in grado di distinguere il vero dal fake o semplicemente di decifrare notizie scandalistiche da veri reportage ambientali.

Ciò che è certo è che realmente si sta sviluppando una nuova coscienza ambientale, che sì, si fonda sui bisogni dell’uomo, sul rispetto dell’ambiente e sul tema dell’accoglienza, tutte tematiche in qualche modo connesse tra loro. E in bilico tra velocità e decelerazione, emerge la necessità di trovare nuove soluzioni efficaci. E’ bene ricordare che siamo individui al servizio della collettività e dei suoi bisogni. Su questo sfondo, anche la politica gioca un ruolo determinante, la quale dovrebbe tornare ad educare e a permettere un maggiore sviluppo di una coscienza collettiva che si è persa, sommersa da fake news e da una superficialità senza fine. In questo senso, Joe Miller ci aveva preso alla grande:

“Se la terra avesse un diametro di pochi metri, se potesse galleggiare su un piccolo campo, la gente arriverebbe da ogni luogo per vederla; le girerebbe attorno, ammirerebbe i suoi grandi e i suoi piccoli stagni, e l’acqua che vi scorre in mezzo. Ammirerebbe i suoi rilievi e le sue cavità. Ammirerebbe lo strato sottile di gas che la circonda e l’acqua sospesa nel gas. Ammirerebbe gli esseri viventi che camminano sulla sua superficie e quelli che dimorano nelle sue acque. La dichiarerebbe sacra perché sarebbe unica e la proteggerebbe perché non venisse ferita. La terra sarebbe la più grande delle meraviglie conosciute e la gente verrebbe per pregare davanti a lei, per essere guarita, per avere il dono della conoscenza, per capire la bellezza, e per chiedersi com’è possibile realizzarla. La gente l’amerebbe e la difenderebbe con la propria vita, perché saprebbe che la propria vita non sarebbe niente senza di essa. Se la terra avesse un diametro di pochi metri”.

Nella caos e frenesia quotidiana, dove tutto scorre e niente resta, l’uomo ha perso di vista la realtà. Crede di essere padrone, di imporre le proprie leggi e così facendo dichiara la sua sconfitta. Vita e ambiente sono un binomio inscindibile. L’umanità ha il dovere di ritrovare se stessa, di ricreare rapporti leali, di sviluppare sistemi d’ interazione e di solidarietà con l’ambiente. La modernità deve ruotare attorno ai bisogni veri del genere umano, rispettando la vita in tutte le sue forme. L’impoverimento culturale di questi ultimi anni ci condanna ad un immobilismo regressivo. L’uomo è sempre più solo, avverte il peso della sua impotenza ed è proprio da qui che deve ripartire per un futuro migliore.

 

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